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Fondazione "Raggio Verde Impresa Sociale"

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Una nuova realtà dedicata ai disturbi dello spettro autistico.

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“Cascina Cristina è un grande risultato. Ma anche un percorso appena iniziato”

9 Giugno 2025 by Paolo Vannini

Intervista alla presidente di “Abilitiamo”. Che spiega la nascita dell’associazione di genitori e del Centro. I modelli di riferimento. La necessità di progredire continuamente e far tornare i conti 

Il nostro viaggio all’interno dei Centri per persone con disturbi dello spettro autistico è appena iniziato. Abbiamo inaugurato la nuova sezione definita “Uno sguardo oltre”, all’interno di “Pianeta autismo”, con due realtà piccole ma molto significative: il Centro Pamapi di Firenze e Cascina Cristina, un Centro residenziale e diurno a Cantù, in provincia di Como. Alla presentazione di questa seconda struttura, affianchiamo adesso l’intervista alla presidente dell’associazione “Abilitiamo Autismo odv” Annalisa Martinelli, che l’ha fortemente voluta e contribuito a realizzarla.

Presidente vogliamo cominciare dall’inizio, dalla genesi di questa ‘avventura’?

“C’è voluta molta forza e convinzione per raggiungere l’obiettivo: Cascina Cristina è il risultato di un percorso iniziato per la volontà di cinque famiglie con figli autistici, che si sono messe assieme ed hanno dato vita ad un’associazione ‘Abilitiamo’. Inizialmente volevamo riportare i nostri ragazzi, collocati per mancanza di luoghi idonei in una struttura in Piemonte, nel loro contesto d’origine, far loro riprendere le relazioni sociali alle quali erano abituati e dalle quali erano come stati estromessi e avere una chance di poter avere la migliore qualità di vita possibile”.

Poi le cose sono andate oltre, ben oltre l’obiettivo minimo…

“Sì, l’associazione si è ampliata, creando via via alleanze con le istituzioni e con altri enti del Terzo settore. Quando poi è capitata la grande opportunità di poter recuperare e ristrutturare Cascina Cristina, è iniziato un percorso, che tutto sommato è appena avviato ed in pieno sviluppo. Oggi abbiamo una struttura accreditata dal sistema sanitario pubblico e un contratto come ente gestore. Prima di questo risultato abbiamo partecipato a bandi che hanno visto anche la compartecipazione di Regione Lombardia, che ha successivamente contribuito alla ristrutturazione della Cascina”.

Il vostro Centro è giovanissimo ma già conosciuto e apprezzato. Per poter andare avanti al meglio una delle prime preoccupazioni è far tornare i conti.

“Una gestione virtuosa lo deve essere anche sotto il profilo economico, il che ci permette di alzare l’asticella della qualità. E’ un percorso in progress, siamo di fatto una vera ‘start up’, abbiamo finora coperto i costi del restauro della Cascina, particolarmente complesso per i vincoli posti sull’immobile dalla Sovrintendenza e per la necessità di soddisfare i requisiti standard richiesti. Lo abbiamo fatto con le entrate garantite dal contratto dall’Azienda sanitaria, grazie a una oculata politica della sostenibilità economica e ad un impegno crescente sul versante della raccolta fondi”.

La vostra è un’associazione di familiari che deve dare le linee guida per la gestione del Centro. Ma genitori non fa necessariamente rima con amministratori…

“Facciamo gli amministratori di una realtà complessa da tanti punti di vista ma desideriamo promuovere la nostra ‘vision’ e ‘mission’ senza sostituirci a chi ha le giuste competenze per farlo. Siamo presenti al fianco dei professionisti con i quali collaboriamo per la migliore gestione possibile del Centro. Nessuno di noi nasce con la vocazione di fare l’amministratore, il nostro è un valore genitoriale. L’organigramma di Cascina Cristina prevede un Consiglio di amministrazione formato da 11 membri dell’associazione ‘Abilitiamo’, che sta sopra le tre direzioni – sanitaria, amministrativa e tecnica – e a cascata tutte le altre funzioni previste. Diciamo che il Consiglio dà l’indirizzo, le tre direzioni lo applicano sul campo e lo implementano. Fermo restando che si tratta di un indirizzo condiviso, non certo calato dall’alto”.

C’è un modello in particolare al quale vi ispirate?

“Guardiamo a realtà che già esistono che si sono consolidate nel tempo e che fungono da punti di riferimento. In particolare abbiamo un rapporto molto stretto, un canale diretto con il Centro Sospiro di Cremona, al quale affidiamo una sorta di super visione sul campo e una valutazione in progress. Abbiamo sposato questo modello organizzativo: noi siamo piccoli e giovani, loro una realtà grande consolidata che ci dà anche la possibilità di formare il personale, orientandolo all’innovazione. Abbiamo degli indirizzi generali ma poi nell’implementazione quotidiana vi sono molte variabili che tengono conto delle situazioni contingenti. Stiamo facendo un corso interno di capacity building per costruire un futuro, attraverso comunicazione, raccolta fondi, analisi dei processi”.

Il vostro Centro ha una lunga lista di attesa di persone con autismo che vogliono accedervi. Un dato di per sé molto significativo, non crede?

“Abbiamo una lista di attesa ma le risposte che si possono dare sono comunque una goccia nel mare di fronte al continuo incremento delle diagnosi di autismo. Le istituzioni dovrebbero fare un grande lavoro di analisi del fabbisogno in chiave prospettica, con una precisa azione programmatoria. Qui mi fermo però perché ci spostiamo su un altro piano, il ragionamento è a livello nazionale”.

Quali cambiamenti ha visto negli anni, e potuto constatare di persona, sul fronte dell’autismo?

“Ci sono stati molti cambiamenti e una chiara evoluzione negli ultimi anni grazie anche alla mole di lavoro fatta da genitori con figli autistici che si sono impegnati prima di noi. E’ stata creata una consapevolezza e un nuovo approccio alla materia, dati che accomunano un po’ tutti anche se poi ogni singola realtà ha le sue specificità. Quel che è certo, per noi genitori, è che si tratta di un impegno per la vita. Non si torna più indietro, dobbiamo essere lì operativamente, con la mente e con il cuore per dire che se oggi vogliamo fare interventi effettivi non possiamo più pensare che tutti i servizi arrivino dalle istituzioni”.

L’impegno dei familiari è un dato essenziale ma non basta come non sono sufficienti neppure le istituzioni. Come funzionano le relazioni con le varie realtà esterne?

“Nel nostro caso posso dire che esiste un legame stretto fra i familiari e fra questi e il gruppo di volontari, molto attivi e molto competenti. Dobbiamo ringraziarli così come dobbiamo dire grazie a tutta la rete di relazioni presenti sul territorio con le realtà filantropiche, le istituzioni, le scuole, i centri sanitari. Ci sentiamo molto sostenuti dal territorio, un risultato che però richiede tempo ed energie e che si può sostenere se c’è un feedback, un ritorno verso chi ci aiuta e sostiene”.

In chiusura presidente, come si concilia la vita di tutti i giorni con un impegno che appare indubbiamente molto coinvolgente?

“Lo è, serve prima di tutto un forte spirito di servizio. Io sono in pensione anticipata, e questo mi aiuta, dopo aver lavorato nella gestione del sistema qualità di un grosso ospedale. In pensione è anche mio marito, ex direttore di banca, abbiamo tre figli: oltre a Mario che ha 29 anni e frequenta il Centro Cascina Cristina, ho una figlia che è enologa e agronoma, lavora a Firenze e insegna anche ad un’Università americana e un terzo figlio, ricercatore della facoltà di design Politecnico Milano, che mi ha aiutato tantissimo nella scrittura di progetti per il nostro Centro. Insomma anche la famiglia può dare una mano”.

Category: Pianeta Autismo, Uno Sguardo OltreTag: Pianeta Autismo - HOME

Info Paolo Vannini

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