La Fondazione di Prato svolge attività educativa a favore di minori con difficoltà e attività sanitaria e sociosanitaria per minori e adulti disabili e autistici. Non un’unica grande struttura bensì tanti piccoli Centri, in tanti luoghi diversi. Le grandi capacità di innovazione, formazione e progettualità. L’apertura all’esterno e il forte legame con il territorio
“Molti utenti e molti operatori, una grande complessità, tanta formazione e innovazione”. Se si dovesse trovare una frase che racchiuda le principali caratteristiche della Fondazione Opera Santa Rita di Prato, potremmo provare a partire da qui, dalle parole pronunciate dalla dottoressa Francesca Faggi, direttrice area sviluppo e innovazione e ricerca, vera e propria guida nel nostro “viaggio alla scoperta” dello storico Centro pratese a favore di minori con difficoltà personali, familiari e sociali. E, in effetti, i numeri del Santa Rita sono davvero ragguardevoli così come le sue capacità di anticipare i tempi e di cimentarsi su nuovi terreni, tanto da porlo fra le realtà più importanti a livello regionale e nazionale.
UN PO’ DI STORIA DELLA FONDAZIONE
La Fondazione nacque come orfanotrofio nel lontano 1934, ormai oltre 90 anni fa, per opera di Virginia Frosini, allora dirigente delle donne di Azione Cattolica di Prato, che organizzò un oratorio per i ragazzi del quartiere di San Fabiano, il più povero della città. Nel 1935 prese in affitto una piccola casa in via San Silvestro e vi ospitò una ragazza madre con un bimbo di pochi mesi: fu quello il primo passo del Santa Rita, istituto religioso dedicato al sostegno dei bambini poveri, poi evolutosi in istituito per bambini orfani e, più in generale, con problemi familiari. Inizialmente si trattava soltanto di bambini maschi, poi furono accolte anche le femmine.
Virginia Frosini si dedicò per oltre trent’anni a questa attività e contribuì alla crescita dell’istituto.
Oggi l’Opera Santa Rita è una Fondazione privata, un’ETS – ovvero ente del terzo settore – della Diocesi di Prato. Le linee guida sono definite dal Consiglio di amministrazione nominato, così come il suo presidente, dal vescovo di Prato, pur nell’ambito di una “totale autonomia gestionale”. Oggi alla presidenza siede don Carlo Stancari ma il fatto che vi sia una figura religiosa al vertice dell’Opera è più un caso che una consuetudine: l’incarico di presidente, infatti, è stato storicamente ricoperto da un laico.
L’Opera Santa Rita svolge ormai da anni un’importante attività sanitaria a favore di minori e di giovani, con una particolare attenzione alle persone autistiche. Nel 2025 sono stati complessivamente ben 1007 gli ospiti accolti nelle varie strutture e seguiti dai vari servizi, grazie all’impegno di 248 dipendenti e con 23 progetti messi in campo.
I SERVIZI PER MINORI E DISABILITA’
Il gruppo di servizi di area minori comprende una molteplice e differenziata rete di servizi educativi e di accoglienza, in grado di seguire il minore fin dalla tenera età, secondo i singoli bisogni e le necessità anche emergenziali, di sviluppo psicofisico e di tutela della persona. I Centri per minori sono così strutturati: Centro diurno per minori – Semiconvitto, Centro diurno per minori “G. P. Meucci”, Gruppi appartamento per adolescenti e giovani, Comunità terapeutica “via Campostino” adolescenti a rischio psichiatrico, Comunità per madri con bambino, Comunità per minori “Galceti”, Comunità per minori “via XXIV maggio”, Centro Giovani “We Meet”, Centro di socializzazione S. Anna, Centro di pronta e provvisoria accoglienza e, infine, il Servizio Educativo Domiciliare e Territoriale.
L’Opera Santa Rita si avvale di strutture riabilitative e di accoglienza a supporto delle varie disabilità, pensate per garantire una risposta sempre più in sintonia con i bisogni dei singoli ospiti e alle loro famiglie: la Comunità per adulti inabili “Le Montagnole”, la Comunità terapeutica “Via Clitumno” per persone a rischio psico-sociale e il Centro diurno disabilità neuromotorie “Franco Primi”.
LE GRANDI CAPACITA’ INNOVATIVE
“Una delle principali caratteristiche della Fondazione Santa Rita è di essere molto legata ai cambiamenti culturali e territoriali, anche nell’area della tutela minori – spiega la dottoressa Francesca Faggi -. Già dai primi anni 90 furono maturate esperienze particolarmente innovative, non facilmente riscontrabili in altre realtà simili, con la possibilità di usufruire di una vasta gamma di servizi: la tutela dei minori, i servizi residenziali, i Centri diurni, l’assistenza domiciliare, i minori non accompagnati, le case madre/bimbi (madri con difficoltà relazionali/sociali). Il tutto caratterizzato da una forte capacità progettuale”.
UNA VASTA GAMMA DI RISPOSTE SULL’AUTISMO
E’ però sul fronte dello spettro autistico che Santa Rita offre una straordinaria gamma di risposte, con servizi all’avanguardia, grazie a personale specializzato e in costante aggiornamento sulle più moderne ricerche nel campo.
Il primo salto in avanti significativo risale agli anni ’80. Spiega ancora la direttrice Faggi: “Iniziarono allora le prime esperienze di presa in carico di persone con disabilità molto gravi e con un alto bisogno assistenziale e riabilitativo. Gli anni ’90 segnarono invece l’incontro con l’autismo: il primo servizio dedicato risale al 10 settembre di quell’anno, inizialmente pensato per le persone adulte. Fu l’Usl a chiederci di realizzare un Centro per disabili poi sempre più specializzato in autismo, con un fortissimo investimento formativo – ricorda ancora la responsabile dell’area sviluppo, innovazione e ricerca -. Avemmo la fortuna di conoscere la presidente di Autismo Italia che fece da ponte con tutti i clinici più noti ed esperti del tempo, venuti più volte a visitare le nostre strutture. Quello fu un grande investimento, con delle forti specificità e ricadute. L’inizio coincise con Centri diurni caratterizzati da un grande coinvolgimento degli operatori, tante progettualità e, in generale, una visione di grande apertura all’esterno, un approccio diverso rispetto ad altre realtà che in quel momento erano assai più ‘chiuse’”.
TANTI PICCOLI CENTRI, NON UN UNICO “POLO”
I Centri sono via via cresciuti, in una logica policentrica, tante piccole realtà in tanti diversi luoghi. “E’ stata una scelta precisa, anche dispendiosa se vogliamo, ma dettata dalla volontà di non creare un unico ‘polo’, una sola grande struttura che contenesse tutto al suo interno”, spiega ancora Faggi. Un’altra specificità sono i gruppi di lavoro: “Vengono organizzate giornate di scambio e di confronto, molto creative, che prevedono protocolli di intervento, alle quali prendono parte tutti i soggetti coinvolti nelle varie realtà della Fondazione, a prescindere dal Centro dove svolgono le loro attività”.
I Centri sanitari dedicati all’autismo portano lo stesso nome, in questo caso “Silvio Politano” (intitolato a un bambino vittima di una rara malattia, la leucodistrofia, quando aveva solo 9 anni) e si differenziano in base alla via dove sono ubicati: Bisori, Pomeria, Piave oltre a Villa Nesti. “Il primo Centro per l’autismo ad essere aperto in convenzione con l’Usl fu quello di via Bisoriper giovani con un livello 2 e e caratterizzato da numerosi percorsi esterni, – spiega ancora Faggi -. Nell’Usl quel Centro fu vissuto con una forte propensione alla formazione e quindi come una via privilegiata per percorsi occupazionali. Ovviamente alcuni inserimenti lavorativi sono riusciti, altri no: la prospettiva dopo l’esperienza nel Centro Politano di via Bisori resta una sfida progettuale futura”.
Dopo via Bisori il passo successivo fu l’apertura di un’altra struttura in via Pomeria, nella quale sono inseriti ragazzi in età scolare tra i 6 e i 18 anni. Nacque come nucleo piccolissimo, e tale è rimasto, con 7 ragazzi al giorno in età evolutiva, con una divisione per moduli; quindi, non gli stessi 7 ragazzi al giorno per 5 giorni bensì presenze legate a progetti e quindi modulari.
Terza struttura ad essere messa in funzione villa Nesti, in questo caso unacomunità residenziale nata come CAP (Comunità Alloggio Protetta) e poi diventata RSD (Residenza Sanitaria per Disabili) per la complessità dei casi presenti, con persone gravi da un punto di vista comportamentale. Fu aperta nell’ottobre del 2006, attualmente ospita 20 soggetti, che prevede anche un progetto di inserimento temporaneo in accordo con la Società della Salute che regola la lista del progetto specifico di temporaneità all’interno della Residenza. La residenza, dotata di un ampio parco e giardino, si trova in una frazione del comune di Quarrata, al confine col comune di Prato, in un edificio storico ottocentesco di circa 1500 mq.
L’ultimo nato in ordine temporale è il Centro diurno Viale Piave, aperto poco più di due anni fa, il 2 Aprile 2024, con un’utenza con una compromissione grave, adulti con sindrome autistica di livello 3 e grave disabilità cognitiva.
Complessivamente oggi funzionano 3 Centri diurni, ognuno con le proprie specificità, e una RSD. Poi c’è la Sezione ambulatoriale, che offre numerosi interventi nell’ambito della valutazione e della riabilitazione funzionale per persone affette da disturbo dello spettro autistico e una presa in carico altamente individualizzata. All’interno del servizio ambulatoriale sono attualmente attivi numerosi progetti per la presa in carico di bambini fin dal momento della diagnosi. Trattamenti specialistici individuali o di gruppo anche in contesti naturalistici.
Ultimi nati: il Co-housing “Comunità Viottole” nell’ambito del cosiddetto “Dopo di noi” pensato in un progetto di co-abitazione, al momento con l’inserimento di quattro ragazzi; il Centro A.B.A. (Applied Behavior Analysis) che si basa sull’Analisi Comportamentale Applicata;; il Servizio Educativo Domiciliare per Disabili (S.E.D.D.), nato per dare un sostegno domiciliare, personalizzato e contestualizzato alle famiglie di persone affette da disturbo dello spettro autistico (minori e giovani adulti) attraverso una presa in carico individuale che varia dalle due alle quattro ore settimanali e infine il Centro di Valutazione e Diagnosi e il Centro per i Disturbi Specifici dell’apprendimento, autorizzato nel 2025 dalla Regione Toscana, per una presa in carico complessiva dei disturbi del neurosviluppo.
Tutto il comparto dedicato all’autismo ha subito nel tempo una profonda trasformazione, passando da una visione rigida delle prestazioni per gli ospiti delle varie strutture alle singole progettualità. I progetti sono nati spesso di pari passo con le necessità: oggi le progettualità sono tante, concepite a moduli, più o meno duraturi, suddivise in base alle caratteristiche degli utenti, età, complessità, psicoterapia o altro.
I PROGETTI
“La Bottega” è il negozio-laboratorio aperto nel 2022 in via permanente, situato in via Luigi Muzzi 47 a Prato, in pieno centro storico, dove i ragazzi e le ragazze della Fondazione sono coinvolti in molteplici attività laboratoriali.
C’è poi il progetto Sentiero Blu, nato 8 anni fa con il primo trekking che attraversava la montagna pistoiese con tappe in diversi paesi per far conoscere l’autismo e che ebbe grande successo. Da allora l’iniziativa è cresciuta, si è diffusa sempre più con percorsi in altre zone della Toscana, e il coinvolgimento di associazioni locali che si uniscono per percorrere un tratto di strada insieme. Il gruppo dei ragazzi coinvolti e dei loro accompagnatori è ospitato dalle varie realtà locali per il pernottamento e per la cena. Negli anni, attorno a questo progetto si sono creati attenzione, disponibilità e coinvolgimento, oltre a una grande rete di supporto e di accoglienza, con una formula che ricorda quella dei pellegrini ospitati fra associazioni, parrocchie, enti e comunità in generale.
Infine, la Fondazione Opera Santa Rita è capofila del progetto DesTEENazione – Desideri in azione, promosso dalla Società della Salute Area Pratese nell’ambito del Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà 2021–2027, finanziato con fondi FSE+ e FESR.
LE RELAZIONI COL TERRITORIO: IL CASO DEL “MARCONI”
La Fondazione ha un forte legame con il territorio e molte relazioni con diverse realtà significative. Un caso su tutti l’inserimento di 4 ragazzi utenti del Santa Rita in una classe dell’istituto professionale Marconi di Prato, nell’ora di grafica: “La disponibilità di preside, insegnante e dell’intera classe è stato un elemento decisivo per la buona riuscita dell’esperimento – chiosa Faggi in conclusione -. L’iniziativa sarà ripetuta il prossimo anno scolastico mentre i risultati di questa prima volta saranno presentati nel corso di un convegno come esperienza pilota”.
LA FOTOGALLERY
Nella galleria fotografica immagini di alcuni dei Centri della Fondazione e diversi momenti, sia interni sia esterni alle strutture, che ritraggono ospiti e personale del Santa Rita.

















Un “Viaggio nel Padule”